Eye Tracking, Direct Line rivela il ciclista invisibile

ciclisti invisibili

Ci sono gli automobilisti, i motociclisti, i pedoni e i ciclisti …invisibili. Eh già, non vengono proprio calcolati i ciclisti, ma non è una scelta volontaria.

Grazie all’utilizzo della tecnologia eye tracking, in grado di monitorare l’effettivo spostamento del cristallino dell’occhio umano, Direct Line Group ha condotto un esperimento su un campione di automobilisti.

Invitati a guidare indossando degli appositi rilevatori del puntamento del cristallino, hanno circolato tra le vie dell’Inghilterra in condizioni di assoluta normalità: pieno giorno, velocità moderata e nessuna precipitazione, né limitazioni di sorta alla normale visibilità.

Il risultato, per certi versi preoccupante, ha mostrato come addirittura il 22% di ciclisti non sia stato visto. Come se non fossero proprio sulla strada: quasi 1 su 4!
Rapportando i dati raccolti al numero di ciclisti in Italia, si evince che sono ben 5 milioni i ciclisti a rischio sulle nostre strade.

L’elaborazione del pool di ricercatori che hanno condotto lo studio ha portato quindi a teorizzare l’unica spiegazione logica del fenomeno: una volta saliti in auto si assume una prospettiva differente, non più legata alle proprie dimensioni, ma a quella del mezzo che si sta conducendo.
Si tratta di un fenomeno psicologico prima ancora che fisico. Sembrerebbe che guidando un’automobile il cervello noti di meno i ciclisti circolanti e si concentri di più “sui propri simili”, cioè le altre automobili, col risultato di una evidente sottostima della rischiosità di alcune situazioni.

Questa logica, basata proprio sulle stima delle dimensioni e conseguentemente sulle proporzioni effettuate dalla nostra mente, funziona anche con i pedoni, altrettanto a rischio invisibilità, ma più protetti dal fatto di circolare su marciapiedi o in specifici punti contrassegnati dalle strisce di attraversamento. Il ciclista invece, condividendo la stessa strada delle auto, è molto più a rischio.

L’infografica illustra i dati relativi allo studio e lancia un’allerta che speriamo venga colta da chi è preposto a garantire la sicurezza sulle strade e anche da chi si mette al volante o al manubrio in città: l’unica soluzione sembra procedere a velocità moderata, in modo da guadagnare quelle frazioni di secondo fondamentali per osservare ciò che ci avviene intorno e reagire in tempo utile.

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